Il Covid-19 ha colpito tutti i settori economico-produttivi, causando recessione nell’economia mondiale. Nessuna industria è rimasta esclusa dai colpi della pandemia. E dunque non ha fatto eccezione nemmeno il settore del gioco pubblico, che dalla primavera all’autunno, è stato inghiottito dalle chiusure, dalle restrizioni, dai lockdown regionali e nazionali che hanno imbavagliato l’Italia in un circolo vizioso da cui non si vede ancora la via d’uscita definitiva.

Ne hanno risentito eccome anche le casse dell’Erario, per le quali il gioco è fondamentale. Ad oggi le stime degli analisti sono estremamente negative. Il solo gioco terrestre ha perso il 25% dei suoi incassi, scendendo alla raccolta di 82 miliardi annui. Nel 2019 erano stati 110.

L’Erario, di riflesso, perde cinque miliardi di euro a fronte degli undici dell’annata precedente alla pandemia. Dati su cui, giocoforza, pesano le varie restrizioni. Dai dati è emerso che le slot machine calano del 50% della raccolta, e del 60% per le entrate erariali.

Le scommesse sportive perdono il 20%, con una riduzione che però può essere attutita dal sei percento delle scommesse online. Perdite considerevoli anche per lotterie e giochi numerici, dato che l’Erario ha rinunciato a ben 800 milioni di euro. Il gioco online resta così l’ultimo baluardo a difesa del settore.

Qui si è registrato un autentico boom, con un salto del 40% riassumibile in 100 milioni di euro. I casinò online italiani sono i veri mattatori di questa “partita”. Ed in termini di raccolta, nel prossimo quinquennio, la crescita dovrebbe essere pari al 9,20% totale. Il gioco digitale, soprattutto da mobile, ha mattato la pandemia. Il settore casinò e slot machine online è cresciuto del +29% rispetto al 2019. Ed anche il betting ha tirato così un sospiro di sollievo, soprattutto sul fronte online.

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